Il primo impatto
Da sempre il telefono per me è stato solamente uno strumento di comunicazione, da usare solo quando non se ne poteva fare a meno.
Preferisco di gran lunga chiacchierare di persona, e trovo molto impersonale e priva di empatia la telefonata. Così generalmente i miei colloqui telefonici, con la triste eccezione delle “call conference” lavorative, sono brevi e sporadiche.
Si, certo, avevo avuto altri cellulari anche di buona fattura, la mia azienda me ne cambia uno ogni due anni, mediamente, ma l’ultima volta che avevo avuto per le mani qualcosa di portabile che suscitasse in me entusiasmo, escludendo tutta la folta schiera degli i-qualchecosa, era stato molto tempo fa, e si chiamava Palm.
In seguito, quando palmari e telefoni camminavano ognuno per suo conto, nessuno dei due rami mi aveva impressionato abbastanza da attirarmi.
Gli oggetti Apple? Amati tantissimo, ma tranne qualche iPod, è stato un amore platonico, giacché l’idea di comprare un telefono che costi come minimo 500 euro, se mi accontento della precedente generazione, per quanto allettante e spesso accarezzata, non mai è riuscita a penetrare la corrazza della mia razionalità.
Anche i primi Android viaggiavano su prezzi di quella portata, o poco meno, e quindi niente.
Poi un po di cose capitano tutte insieme, il mio telefono aziendale che fa i capricci, la sostituzione ancora lontana, la riparazione difficile da giustificare per un difetto che si presenta solo quando gli gira male, ed infine l’incontro in uno store con un telefono Android con un prezzo accettabile (per il mio carattere) e un insieme di prestazioni e caratteristiche che promettevano bene.
Sinceramente non mi aspettavo granché. Pensavo che sarebbe stato “carino”, un po come il Nokia del mio amico, forse come il Samsung che sostituivo, ma no, non mi aspettavo di provare quella soddisfazione nel maneggiarlo, quella voglia di usarlo, di “aprirlo” e scoprirlo, che avevo provato così raramente in passato (Spectrum, Amiga, Palm).
Non è un telefono, è un mondo, e mi è venuta voglia di tenere su un diario di questa esplorazione… se vi va seguitemi, altrimenti sarà comunque per me divertente rileggermi tra qualche mese, o anno.